La règle du jeu.

Anni fa avevo un blog, si chiamava: L’uomo nella mezzina. All’epoca mi ci impegnavo tanto, scrivevo un post al giorno, e forse là scrivere curiosamente era la mia vita più di quanto non lo sia adesso. Ricordo che mi sedevo, cercavo una foto, e poi via: era un’attività assai più simile al mettersi al piano e provare che non a quella di ora. C’era un intento pioneristico, dato anche dal fatto che il mio nome non si sapeva, non lo sapeva nessuno, e allora il tentativo era di qualificarlo, di portarlo da un nessuno a un qualcuno… Ma non importa. Ora il nome c’è, è lì, è un nome che ha una reputazione – in certe cose buona, non sono stupido; in certe cose cattiva, non sono stupido – e il risultato è che posso nascondermi, o lavorare.

Vabbè.

Comunque. Oggi è il 5 gennaio 2019, sono le 17.20 del pomeriggio, sto ascoltando Rivers di The tallest man on earth e pensavo che qualche anno fa, sarà stato il 2006, chiesi nel blog: Lo comprereste un libro mio, se lo trovaste in libreria?

Il commento che ricordo, di B., diceva: Non lo so. Di sicuro lo guarderei. È il commento che trovai più doloroso, e pure onesto.

Ecco. Ripartiamo da lì. Ripartiamo da The tallest man on Earth che canta:

So there’s longing in the shoulders now
There was a wildness in that time
Can’t we now say
Oh sweet were the hours, but hours to find
There was no way to live in simple dreams
There was no straightness to our line
Gravel in hand
Darling, we’re moving the mountains around

Ripartiamo dal libro che forse sfoglierete, se ne avrete voglia. Sto decidendone sorti e modalità di pubblicazione. Si chiama La règle du jeu; racconta tutto.


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